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foto con entics


Lo abbiamo incontrato nel backstage di Lido Sabbiadoro poco prima della sua esibizione sul palcoscenico de La Domenica Italiana. Cristiano Zuncheddu in arte Entics, primo ospite della stagione estiva 2012 ad inaugurare La Domenica Italiana. Il rapper milanese più cliccato dell’estate scorsa con i suoi tormentoni “Click” , “Quanto 6 Bella”  e ”Soundboy”.

Quest’ultimo tra l’altro, è la recente fatica discografica del giovane artista milanese, classe 1985 ma con una mamma dalle origini pugliesi nata a Cerignola  e un papà sardo. Un rapper duro ma dal cuore tenero,  con il sangue caldo del sud che scorre nelle sue vene.

 

 

 

 

 

Perché Entics come nome d’arte.

 

Per i graffiti. Vengo da questo mondo in cui sono cresciuto e mi identifico. Tempo fa ho provato a mettere insieme delle lettere che mi piaceva disegnare e dopo varie prove e ricerche, è nato prima Antic, poi ho messo la “E” successivamente ho aggiunto la “s” e da qui ho lasciato Entics.

 

 

Di origini sarde ma nato e cresciuto a Milano

 

Mio nonno, il papà di mio padre è sardo. Lui da capostipite ha dato il cognome a tutta la famiglia. Anche se in realtà mia mamma è pugliese di Cerignola mentre mio padre è  siciliano, di Palermo.

 

Veniamo alla tua carriera. Il tuo primo album indipendente nel 2008 ti consacra nella discografia italiana con un sound travolgente e innovativo soprattutto nei linguaggi. Introduci un nuovo concept raggae dance/hall.

 

Milano è uno città che ti permette di entrare in contatto con moltissime realtà. Apre i tuoi orizzonti e ti porta a contatto con tutte le novità e tendenze della musica. In quel periodo andava di moda lo stile hip hop anche se la mia vocazione principale era quella del raggae. Unendo i due background quello dei graffiti, cioè ascoltare hip hop per tanto tempo  e il raggae ho creato la mia musica. Sono stato precursore di una serie di tendenze che vanno moltissimo adesso. Molti artisti lavorano solo oggi come noi abbiamo fatto nel 2008. Questo mi inorgoglisce. Ho una occhio di riguardo per i ritornelli scanzonati e per la grafica, fondamentale nella presentazione stessa del progetto.  La mia carriera professionale dal 2008, dai primi lavori,  è migliorata moltissimo. Con “Soundboy”  abbiamo proposto  un riddim album fresco, divertente e festaiolo, alla portata di un pubblico più ampio. Mi auguro possa continuare così e spero soprattutto di continuare ad essere “trend setter” delle figate.

 

In Soundboy hai trasformato il tuo “life style” di artista dalla forte personalità,   cambia per far emergere uno stile spiccatamente “lover”. A chi dedichi “Quanto sei bella?”

 

 Mi piace fare musiche per le ragazze. Il bello di fare questo mestiere è che posso sempre cambiare e diventare cattivo quando voglio, quando sento di voler esprimere certi sentimenti ed emozioni. Quanto sei bella come altri pezzi, amo dedicarli a tutte le mie fan, che mi seguono, mi ascoltano e a cui mi ispiro fortemente.

 

  Chi sono i Soundboy?

 

I sound boy sono tutti i ragazzi che spingono per la musica raggae, l’alternativa dei be boy dell’hip hop, però nel raggae. Non sono molto amato  dai raggae di vecchia data, quelli storici. Mi considerano troppo commerciale per il concept del raggae stesso. Nel raggae vivono questi criteri di differenza di underground molto di nicchia su cui sto cercando di lavorare per farla emergere e renderla alla portata di tutti. Il tutto con il giusto compromesso senza snaturare il genere. Voglio spiegare ai ragazzi come funziona questa roba e lo possiamo fare solo portando  le giuste vibrazioni

 

‘Sound Therapy’ è il video documentario realizzato durante le registrazioni dell’album ed è stato girato a Milano

 

Ho preso una telecamera. L’avevo sempre affianco durante la produzione del disco e ho girato e documentato il tutto in ogni momento. Ho voluto far vedere ai ragazzi quello che faccio quando sono in fase di produzione di un nuovo disco. Capita spesso che la percezione di chi ascolta la musica è che i musicisti siamo tutti ricchi con la Ferrari, e non facciamo un cazzo dalla mattina alla sera. Invece lavoriamo dalla mattina alla sera, siamo brutti con la barba lunga e soprattutto studiamo e lavoriamo tanto….non siamocome i “Tronisti”.

 

 

Intervista  e Ufficio Stampa: Manuela Lenoci